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I Paesi Bassi annunciano il ritorno dei dublinanti entrati dopo l’avvio del nuovo Patto europeo. Meloni respinge le critiche: «Regole favorevoli all’Italia».
Anche i Paesi Bassi si preparano a trasferire verso l’Italia alcuni richiedenti asilo secondo le nuove regole europee. L’Aia ha comunicato che applicherà il Patto Ue sulla migrazione e l’asilo, diventato operativo il 12 giugno 2026, ma con una distinzione precisa: i trasferimenti riguarderanno le persone entrate nel sistema dopo quella data, mentre le situazioni precedenti resteranno escluse.
«Stiamo ripartendo da zero», ha dichiarato il ministro olandese per l’Asilo Bart van den Brink, secondo quanto riportato dal quotidiano AD. La posizione è stata confermata dai media olandesi citando una portavoce del ministro. Van den Brink ha inoltre incontrato in settimana il ministro dell’Interno italiano Matteo Piantedosi.
La questione riguarda i cosiddetti “dublinanti”, richiedenti asilo arrivati nell’Unione attraverso uno Stato membro – nel caso specifico l’Italia – e successivamente spostatisi in un altro Paese europeo. Il principio secondo cui lo Stato di primo ingresso mantiene una responsabilità nella gestione della domanda è stato confermato anche nel nuovo sistema europeo.
L’Olanda non è l’unico Paese ad essersi mosso. Nei giorni scorsi anche l’Austria ha avviato trasferimenti verso l’Italia: quattro persone sarebbero già rientrate dopo l’entrata in applicazione delle nuove norme, utilizzando treni e autobus. Anche Finlandia e Svezia stanno preparando procedure analoghe.
La vicenda ha immediatamente riacceso lo scontro politico italiano. La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha parlato di un possibile “boomerang” per il governo, interpretazione respinta dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
La premier sostiene che sia necessario distinguere il nuovo Patto su Migrazione e Asilo dalle regole di Schengen, rivendicando come il primo introduca maggiori garanzie per gli Stati maggiormente esposti agli ingressi alle frontiere esterne dell’Unione. Secondo Meloni, il nuovo quadro europeo rappresenterebbe quindi una svolta positiva anche per l’Italia nella gestione dei dublinanti.
Meloni ha inoltre ricordato la linea adottata dal suo esecutivo negli ultimi anni. «Dal 2023 a oggi l’Italia ha respinto circa 80 mila richieste di presa in carico provenienti da altri Stati membri», ha affermato la presidente del Consiglio. Una cifra che fotografa le dimensioni del contenzioso accumulato sulla gestione dei trasferimenti. Secondo dati riferiti dall’Ansa, tra il 5 dicembre 2022 e il 31 dicembre 2025 le richieste indirizzate all’Italia erano state circa 80 mila.
Il quadro, tuttavia, è cambiato dal 12 giugno, quando sono diventate applicabili le disposizioni del nuovo Patto europeo, approvato definitivamente dal Consiglio Ue nel maggio 2024. L’obiettivo dichiarato dell’Unione è creare procedure comuni, rendere più ordinata la gestione degli arrivi e distribuire in maniera più equilibrata responsabilità e solidarietà tra gli Stati membri.
Per l’Italia l’applicazione delle nuove norme comporta anche nuovi obblighi alle frontiere: nel periodo compreso tra giugno 2026 e giugno 2027 il Paese dovrà essere in grado di gestire attraverso la specifica procedura di frontiera fino a 16.032 domande annue, secondo la capacità stabilita a livello europeo.
Meloni insiste però sul fatto che la priorità del governo resti la riduzione degli arrivi irregolari, attraverso il controllo delle frontiere esterne, gli accordi con i Paesi di origine e transito, il contrasto ai trafficanti e un rafforzamento dei rimpatri.
L’annuncio dell’Olanda apre così un nuovo capitolo nell’applicazione concreta del Patto europeo sulla migrazione. La data spartiacque indicata dall’Aia è quella del 12 giugno 2026: nessun recupero delle vecchie posizioni, ma applicazione delle nuove procedure per i casi maturati successivamente. Una scelta che nei prossimi mesi permetterà di misurare concretamente quale sarà l’impatto delle nuove regole sull’Italia.