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La ministra interviene sul caso mediatico: tra perizie contrastanti e decisioni complesse, si rafforza il timore di una perdita di fiducia verso istituzioni, affidi e servizi sociali
Torna al centro del dibattito pubblico la vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco”, con l’intervento della ministra Eugenia Roccella che evidenzia come il caso stia contribuendo ad alimentare un clima crescente di sfiducia verso il sistema. In un messaggio pubblicato sui social, la titolare del dicastero sottolinea come si tratti dell’ennesimo sviluppo di una vicenda definita ormai una “storia infinita”, caratterizzata da continui rinvii e nuovi elementi di complessità.
Secondo Roccella, la successione di pareri tecnici, consulenze e valutazioni rischia di generare una percezione di instabilità, quasi come un percorso a ostacoli in cui ogni soluzione apre a nuove criticità. Pur evitando di entrare nel merito della recente perizia del tribunale, la ministra osserva come le informazioni emerse sugli organi di stampa contribuiscano a rafforzare interrogativi più ampi sul funzionamento del sistema.
Al centro della riflessione vi è il tema della separazione tra genitori e figli, che – ribadisce – dovrebbe rappresentare una extrema ratio, applicabile esclusivamente in presenza di pericoli gravi e immediati. Tuttavia, nella ricostruzione della vicenda, emergerebbero valutazioni progressive che spaziano dalla socialità dei minori all’idoneità dell’ambiente domestico, fino alle capacità genitoriali, con il rischio che il trauma dell’allontanamento venga percepito come secondario rispetto ad altri aspetti.
La ministra evidenzia come le conseguenze di questo processo non si limitino al singolo caso, ma possano incidere su un quadro più ampio, alimentando una crescente diffidenza nei confronti di istituzioni, servizi sociali, professionisti e autorità giudiziarie. In questo contesto, viene richiamato anche il significato stesso dell’affido, che dovrebbe fondarsi su un principio di fiducia reciproca.
Roccella conclude sottolineando l’importanza di un approccio che consideri la famiglia come un valore da tutelare e sostenere, soprattutto nei momenti di fragilità. Un orientamento che, secondo la ministra, potrebbe contribuire a rafforzare la fiducia dei cittadini in un sistema chiamato a intervenire solo nei casi realmente necessari, evitando che si diffonda la percezione opposta.