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Tra bozze contestate, Stretto di Hormuz e nodo nucleare, Washington frena sulle anticipazioni iraniane mentre Ginevra resta possibile sede della firma già nel fine settimana.
La possibile intesa tra Stati Uniti e Iran resta appesa a dichiarazioni incrociate, bozze non confermate e una trattativa diplomatica che procede tra accelerazioni e nuove tensioni. Donald Trump ha respinto con durezza la versione fatta circolare da fonti iraniane sui contenuti dell’accordo, sostenendo che quanto trapelato “non corrisponde” ai termini messi nero su bianco.
Secondo il presidente americano, Teheran avrebbe diffuso una ricostruzione fuorviante del negoziato. Il messaggio arrivato da Truth Social è stato netto: l’Iran deve “rimettersi in riga” rapidamente. Al centro dello scontro ci sono il futuro del programma nucleare iraniano, la riapertura dello Stretto di Hormuz, l’eventuale alleggerimento delle sanzioni e il destino dei fondi iraniani congelati all’estero.
Nelle ore precedenti, media vicini a Teheran avevano indicato una possibile firma già domenica di un memorandum d’intesa tra Washington e Teheran, con il vicepresidente JD Vance come rappresentante americano e Mohammad Bagher Ghalibaf per la parte iraniana. La sede più probabile sarebbe Ginevra, anche se il testo non risulterebbe ancora chiuso in via definitiva.
La versione iraniana parla di una bozza articolata, con cessate il fuoco, fine del blocco navale, riapertura di Hormuz, sospensione delle sanzioni petrolifere e successivi negoziati sul nucleare. Washington, però, contesta questa lettura e insiste su un punto: ogni beneficio per Teheran dovrebbe essere legato a impegni verificabili, soprattutto sul fronte nucleare.
Trump ha rivendicato il ruolo centrale degli Stati Uniti nella crisi, arrivando a definire l’Europa marginale nella gestione del dossier. In un colloquio con il Corriere della Sera ha però lasciato aperto uno spazio agli alleati europei nella fase successiva a un eventuale accordo. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha replicato ricordando che l’Italia non è in guerra con l’Iran, ma continua a operare per la sicurezza del traffico marittimo.
Intanto Israele mantiene una linea rigida. Benjamin Netanyahu ha ribadito che, finché resterà premier, l’Iran non avrà armi nucleari, sottolineando la piena convergenza con Trump su questo obiettivo.
Il quadro resta quindi instabile: la firma appare possibile, ma non acquisita. Il negoziato procede tra pressioni militari, interessi energetici, sicurezza regionale e una distanza ancora evidente tra le versioni fornite da Washington e Teheran.