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La Commissione europea prepara il Digital Fairness Act per colpire design manipolativi, abbonamenti opachi e rischi online per bambini e adolescenti nell’Unione entro il 2026.
La Commissione europea prepara una nuova stretta sulle piattaforme digitali, con particolare attenzione alla tutela di minori e adolescenti. A rilanciare il tema è stata Ursula von der Leyen, intervenuta a Copenaghen allo European Summit on Artificial Intelligence and Children, dove ha indicato il Digital Fairness Act come uno degli strumenti con cui Bruxelles intende affrontare le pratiche considerate più problematiche nel mondo online.
Secondo la presidente della Commissione, la tecnologia sta entrando con grande rapidità in ogni ambito della vita dei più giovani, dall’informazione all’intrattenimento, fino alle relazioni sociali. Per questo, ha spiegato, il dibattito sull’età minima per l’accesso ai social media non può più essere rinviato. Il nuovo pacchetto europeo dovrebbe intervenire sulle tecniche di progettazione ritenute capaci di favorire forme di dipendenza digitale, come la cattura continua dell’attenzione, i percorsi poco chiari per gli utenti, i contratti complessi e le cosiddette trappole degli abbonamenti.
Von der Leyen ha insistito su un principio: la sicurezza deve essere prevista fin dall’inizio nella progettazione dei servizi digitali, non aggiunta soltanto dopo l’emergere dei problemi. Da qui il messaggio rivolto alle grandi aziende tecnologiche: “I bambini non sono merce”. Una frase con cui la presidente ha voluto sottolineare la necessità di impedire che l’attenzione dei minori venga trattata come un prodotto da monetizzare.
Nel suo intervento, la leader europea ha citato anche altri rischi, tra cui l’esposizione a contenuti sempre più estremi e l’uso di immagini di ragazze e donne per creare materiale sessualizzato tramite intelligenza artificiale. L’obiettivo politico dichiarato è rafforzare la capacità dell’Europa di fissare regole proprie nel settore tecnologico, senza lasciare che siano soltanto le grandi piattaforme a determinare i limiti del mercato digitale.
Il Digital Fairness Act, atteso entro l’anno, si inserisce in un percorso già avviato con il Digital Services Act, la normativa europea che impone obblighi più stringenti alle piattaforme online. Bruxelles ha già acceso i riflettori su meccanismi come scroll infinito, autoplay e sistemi di raccomandazione altamente personalizzati, ritenuti potenzialmente dannosi soprattutto per i minori e per gli utenti più vulnerabili.
La partita, ora, si sposta sul piano legislativo. La Commissione dovrà tradurre gli annunci in misure concrete, mentre le aziende del settore tech saranno chiamate a confrontarsi con un quadro normativo europeo sempre più orientato alla protezione degli utenti, in particolare dei più giovani.