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Missili e droni colpiscono Kiev e altre regioni ucraine: decine di feriti, edifici distrutti e allerta nei Paesi Nato confinanti durante la notte.
Una nuova notte di pesanti bombardamenti ha colpito Kiev e diverse aree dell’Ucraina, dove un vasto attacco russo condotto con missili e droni ha provocato almeno 13 morti e circa 40 feriti. Il bilancio, ancora suscettibile di aggiornamenti, è stato comunicato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, mentre le squadre di emergenza continuano a lavorare tra gli edifici danneggiati. Fonti internazionali confermano la portata dell’offensiva e i danni a strutture residenziali, sanitarie e scolastiche.
Secondo le autorità ucraine, l'operazione sarebbe stata preparata impiegando contemporaneamente differenti sistemi d'arma: missili balistici, missili da crociera e droni d'attacco. L'Aeronautica ucraina ha riferito del lancio di decine di missili e di oltre 160 velivoli senza pilota. Le conseguenze più pesanti sono state registrate nella capitale e nella regione circostante, ma attacchi sono stati segnalati anche nelle zone di Odessa e Chernihiv.
A Kiev sono stati colpiti diversi edifici residenziali. Nel distretto di Solomianskyi, i piani superiori di un palazzo di nove piani sono stati gravemente danneggiati e in parte distrutti. Le esplosioni hanno interessato anche una scuola, un ospedale pediatrico, magazzini e altre strutture. In alcune zone sono state segnalate interruzioni dell'energia elettrica, con decine di migliaia di utenze coinvolte.
«Le squadre di soccorso sono al lavoro da tutta la notte», ha spiegato Zelensky, descrivendo un'offensiva su vasta scala finalizzata, secondo Kiev, a provocare il maggior numero possibile di danni alle infrastrutture civili. Il presidente ucraino ha inoltre rinnovato la richiesta agli alleati occidentali di rafforzare le capacità di difesa antibalistica del Paese.
Nella regione di Odessa, sempre secondo le autorità ucraine, droni russi avrebbero preso di mira un valico di frontiera con la Moldavia, mentre nell'area di Chernihiv sarebbero state colpite infrastrutture legate alla rete del gas. A Odessa l'attacco ha inoltre lasciato migliaia di utenze senza energia elettrica.
La portata dell'offensiva ha avuto immediate ripercussioni anche oltre i confini ucraini. La Polonia ha disposto l'attivazione dei sistemi di difesa e fatto decollare velivoli militari per sorvegliare il proprio spazio aereo, soprattutto nelle aree orientali vicine all'Ucraina.
Situazione particolarmente delicata anche in Romania. I radar militari hanno individuato durante la notte diversi bersagli in prossimità del confine ucraino. Sono stati quindi fatti decollare due F-18 spagnoli, impegnati nelle attività di sorveglianza Nato, insieme a un elicottero IAR-330 SOCAT dell'Aeronautica rumena.
Alle 3.21, secondo quanto comunicato dalle autorità di Bucarest, un drone è entrato nello spazio aereo rumeno circa 13 chilometri a est di Galați. Tre minuti più tardi il velivolo è precipitato a circa quattro chilometri da Grindu, nella contea di Tulcea, in una zona non abitata. L'impatto ha provocato un incendio, successivamente spentosi senza interventi esterni. Non sono state segnalate vittime né danni materiali e l'area è stata raggiunta dai militari per essere messa in sicurezza.
Mosca, dal canto suo, sostiene di essere stata bersaglio nella stessa notte di una delle più imponenti offensive ucraine con droni dall'inizio del conflitto. Il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver intercettato complessivamente oltre 700 droni in diverse regioni del Paese, mentre il sindaco di Mosca Sergei Sobyanin ha riferito di centinaia di velivoli diretti verso l'area della capitale russa. Le cifre diffuse dalle autorità russe non risultano verificabili in maniera indipendente.
La nuova escalation conferma così l'intensificazione degli attacchi a lunga distanza da entrambe le parti. Mentre a Kiev continuano le operazioni tra le macerie e la ricerca di eventuali persone rimaste intrappolate, l'ingresso di un drone nello spazio aereo rumeno e l'attivazione delle difese polacche riportano l'attenzione anche sul rischio che gli effetti della guerra possano estendersi, accidentalmente o direttamente, ai territori dei Paesi confinanti appartenenti alla Nato.