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L'escalation tra Teheran e Washington alimenta timori per la sicurezza dello Stretto di Hormuz, mentre aumentano le incertezze sul coinvolgimento di Israele.
La crisi tra Iran e Stati Uniti continua ad aggravarsi, con nuovi scambi di accuse e il timore di un ulteriore allargamento del conflitto in Medio Oriente. Da Teheran arrivano pesanti dichiarazioni contro Washington, accusata di preparare un'offensiva destinata a coinvolgere l'intera regione, mentre sul piano operativo cresce la preoccupazione dopo il danneggiamento di una petroliera nelle acque dello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi strategici per il commercio mondiale di petrolio.
Il capo del Comando centrale delle Forze armate iraniane, Ali Abdollahi, ha sostenuto che gli Stati Uniti si starebbero muovendo rapidamente verso una "guerra regionale totale", definendo la strategia americana un tentativo di rafforzare la propria influenza nell'area. L'alto ufficiale ha inoltre avvertito che gli Stati che dovessero sostenere militarmente Washington rischierebbero di essere coinvolti direttamente nelle ostilità.
Sul possibile sviluppo delle operazioni militari emergono però ricostruzioni differenti. Secondo quanto riferito dalla CNN, al momento non vi sarebbero indicazioni concrete di una partecipazione diretta di Israele ai nuovi attacchi che gli Stati Uniti starebbero valutando contro obiettivi iraniani. Altre fonti statunitensi citate da ABC News riferiscono che i colloqui tra funzionari americani e israeliani sono effettivamente avvenuti, ma che un eventuale coinvolgimento operativo dello Stato ebraico non sarebbe ancora stato definito.
Nel frattempo, da Teheran arrivano messaggi improntati alla fermezza. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che l'Iran considera conclusa con successo la fase precedente del confronto con Stati Uniti e Israele, sottolineando però la necessità di consolidare quella che definisce una "vittoria". Parallelamente, un alto funzionario della sicurezza iraniana, intervistato dall'agenzia Tasnim, ha affermato che il Paese dispone già di un piano di risposta nel caso di un'azione militare americana, comprendente obiettivi strategici riconducibili a Israele e alle infrastrutture energetiche statunitensi presenti nella regione.
A rendere ancora più delicato il quadro è l'incidente avvenuto nello Stretto di Hormuz, dove una petroliera è stata colpita da un proiettile non identificato mentre navigava a circa undici miglia nautiche a nord-est della città omanita di Lima. Secondo il bollettino diffuso dall'UK Maritime Trade Operations (UKMTO), l'impatto ha provocato danni alla sala macchine dell'imbarcazione, che ha perso temporaneamente la capacità di manovra. Le autorità costiere della regione sono intervenute per coordinare le operazioni di assistenza. Non risultano vittime né sono stati segnalati sversamenti di carburante o danni ambientali.
Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei punti più sensibili del traffico marittimo mondiale: attraverso questo corridoio transita infatti una quota significativa delle esportazioni globali di petrolio e gas naturale. Qualsiasi incidente o escalation militare nell'area viene osservato con particolare attenzione dai mercati internazionali, che temono ripercussioni sulla sicurezza della navigazione e sull'andamento dei prezzi dell'energia. Nelle ultime ore, infatti, l'aumento delle tensioni ha già contribuito a una nuova crescita delle quotazioni del greggio, alimentando le preoccupazioni degli operatori economici.