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Dopo la sospensione temporanea seguita a una decisione giudiziaria, Washington ripristina la misura contro la relatrice Onu sui territori palestinesi occupati.
Gli Stati Uniti hanno nuovamente inserito Francesca Albanese nell’elenco delle persone sottoposte a sanzioni, riaprendo un caso diplomatico e giudiziario che nelle ultime settimane aveva già provocato forti discussioni. La decisione riguarda la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, figura da tempo al centro del confronto internazionale per le sue posizioni critiche nei confronti di Israele e della condotta militare nella Striscia di Gaza.
Il nuovo inserimento nella lista è stato indicato dal sito del Dipartimento del Tesoro statunitense, dopo che nei giorni precedenti le misure erano state rimosse in seguito a un provvedimento giudiziario. La revoca, tuttavia, era stata presentata dall’amministrazione Trump come un passaggio non definitivo. Washington aveva chiarito che non si trattava di un cambio di linea politica, ma di un adeguamento temporaneo a una decisione del tribunale.
Il caso era nato dopo l’imposizione delle sanzioni nei confronti di Albanese, accusata dagli Stati Uniti di aver sostenuto iniziative presso la Corte penale internazionale contro esponenti israeliani e statunitensi. La relatrice Onu, giurista italiana, aveva contestato il provvedimento, mentre un giudice federale aveva temporaneamente bloccato le misure, ritenendo probabile una violazione dei diritti legati alla libertà di espressione.
La sospensione aveva comportato la rimozione del nome di Albanese dalla lista nera statunitense, ma il Dipartimento di Stato aveva precisato che l’effetto sarebbe potuto cambiare in base agli sviluppi del procedimento. Nelle scorse ore, il ritorno nell’elenco delle persone sanzionate ha confermato la volontà dell’amministrazione americana di proseguire sulla linea già adottata.
Le sanzioni statunitensi possono comportare limitazioni rilevanti, tra cui il congelamento di eventuali beni riconducibili alla persona colpita negli Stati Uniti e restrizioni nei rapporti con soggetti americani. La vicenda resta quindi aperta sia sul piano giudiziario sia su quello politico, in un contesto internazionale segnato dalle tensioni legate alla guerra a Gaza, al ruolo delle Nazioni Unite e ai rapporti tra Washington, Israele e gli organismi della giustizia internazionale.