Direttiva Ue anticorruzione, l’Italia costretta a cambiare rotta davvero

26 Marzo 2026   16:42  

Via libera dell’Europarlamento alle nuove norme sulla corruzione: pressione sull’Italia per reintrodurre reati chiave, tensioni politiche e scontro acceso tra maggioranza e opposizioni

Il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza la nuova direttiva anticorruzione, con 581 voti favorevoli, 21 contrari e 42 astensioni, introducendo un quadro normativo destinato a incidere direttamente sulle legislazioni nazionali. Tra i punti più rilevanti emerge il riferimento all’abuso d’ufficio, definito come “esercizio illecito di funzioni pubbliche”, che gli Stati membri dovranno necessariamente considerare come reato nelle sue forme più gravi.

Secondo la presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola, l’Italia ha già espresso voto favorevole in sede europea, elemento che rafforza l’aspettativa di un rapido adeguamento interno. La relatrice Raquel Garcia Hermida ha sottolineato come il mandato sia “chiaro e vincolante”, indicando l’obbligo di reintrodurre almeno alcune fattispecie legate all’abuso d’ufficio.

La direttiva punta a uniformare le norme tra i Paesi Ue, colmando le lacune esistenti e introducendo standard comuni di sanzioni, oltre a rafforzare la cooperazione tra organismi come OLAF, Procura europea, Europol ed Eurojust. Previsti anche obblighi di trasparenza, con la pubblicazione annuale di dati comparabili e strategie nazionali aggiornate contro la corruzione.

Immediata la reazione del fronte politico italiano. Esponenti del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle parlano di “battuta d’arresto” per il governo guidato da Giorgia Meloni e per il ministro della Giustizia Carlo Nordio, sottolineando il contrasto con la precedente abolizione del reato nel 2024. Secondo Giuseppe Conte, l’esecutivo sarà costretto a una retromarcia normativa, mentre l’eurodeputato Sandro Ruotolo parla di un cambio di scenario imposto dall’Europa.

Di diverso tenore la posizione della maggioranza. L’eurodeputato di Fratelli d’Italia Alessandro Ciriani ha evidenziato come l’Italia abbia sostenuto la direttiva in sede di Consiglio, ridimensionando le polemiche e parlando di interpretazioni distorte del testo.

Sul piano istituzionale, il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso ha chiarito che sarà la politica a dover recepire la normativa europea, con possibili successive verifiche di legittimità. Dalla Autorità Nazionale Anticorruzione, il presidente Giuseppe Busia ha parlato di un’occasione per colmare i vuoti normativi e rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Nel voto finale si registra un solo dissenso italiano: Roberto Vannacci è stato l’unico a esprimersi contro, mentre la maggioranza degli eurodeputati nazionali ha sostenuto il provvedimento. A livello europeo, le opposizioni si sono concentrate in alcune delegazioni del gruppo dei Patrioti.

La nuova direttiva rappresenta un passaggio significativo verso una maggiore armonizzazione legislativa in materia di corruzione, con effetti destinati a incidere sul quadro giuridico italiano e sul confronto politico interno nei prossimi mesi.


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