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L’anticiclone africano continua a dominare, il mare supera valori eccezionali e aumenta l’energia disponibile per temporali intensi: ecco cosa aspettarsi nelle prossime settimane in Italia.
L’Italia continua a fare i conti con una delle fasi più pesanti dell’estate 2026. Il 6 agosto potrebbe essere ricordato come uno dei giorni più caldi dell’intera stagione non tanto per un singolo record nazionale, quanto per la straordinaria diffusione delle temperature elevate: valori prossimi o superiori ai 39-40°C sono stati raggiunti in numerose aree del Paese, dal Nord alla dorsale appenninica fino alle regioni meridionali.
Emblematico il dato di Gorizia, dove sono stati toccati i 40°C, valore indicato come il più alto mai osservato da una stazione meteorologica in Friuli Venezia Giulia. Il 6 agosto tutte le 27 città monitorate dal Ministero della Salute erano inoltre classificate con bollino rosso, il livello massimo previsto dal sistema di allerta per le ondate di calore. Venerdì 7 agosto le città in rosso sono scese a 26 e per sabato 8 ne sono previste 21, ma il ridimensionamento dell’emergenza sanitaria non corrisponde ancora alla fine della fase calda.
Le previsioni indicano infatti soltanto una temporanea flessione delle temperature al Nord, accompagnata da qualche temporale, prima di un nuovo rafforzamento dell’alta pressione subtropicale. Il caldo dovrebbe quindi proseguire almeno fino a Ferragosto, con la possibilità di nuovi picchi molto elevati.
1. Perché sta facendo così caldo da così tanto tempo?
La spiegazione va cercata soprattutto nella configurazione atmosferica che da settimane favorisce la presenza dell’anticiclone subtropicale, frequentemente alimentato da masse d’aria provenienti dal Nord Africa, sul Mediterraneo e sull’Europa occidentale.
Il problema non è rappresentato soltanto dal valore raggiunto dal termometro nelle ore centrali. A pesare è soprattutto la persistenza. Dalla fine di maggio si sono succedute lunghe fasi caratterizzate da temperature molto superiori alla media, intervallate soltanto da pause relativamente brevi.
Quando le perturbazioni atlantiche affondano a ovest della Penisola Iberica, tra Portogallo, Atlantico orientale e Azzorre, sul Mediterraneo può contemporaneamente rafforzarsi una rimonta anticiclonica subtropicale. In queste condizioni l’Italia resta esposta per giorni a masse d’aria estremamente calde.
È proprio la durata a distinguere sempre più spesso le estati recenti da quelle di alcuni decenni fa. Temperature attorno ai 40°C esistevano anche in passato, ma episodi di questo genere tendevano a essere più circoscritti. Oggi le ondate di calore possono ripetersi a distanza ravvicinata e soprattutto durare molto più a lungo, impedendo a suolo, edifici e città di disperdere efficacemente il calore accumulato.
Secondo il fisico dell’atmosfera Lorenzo Giovannini, dell’Università di Trento, l’estate 2026 potrebbe arrivare perfino a contendere al 2003 il primato tra le estati più calde registrate in Italia, anche se per un bilancio definitivo sarà necessario attendere la conclusione della stagione.
2. El Niño è responsabile di questa ondata di calore?
Il rapporto esiste, ma non può essere interpretato come una semplice relazione causa-effetto. La posizione dell’anticiclone africano sull’Europa dipende prima di tutto dalla circolazione atmosferica sul settore euro-atlantico e dall’interazione tra numerosi fattori.
El Niño agisce invece su scala planetaria e può modificare gli equilibri della circolazione atmosferica e oceanica, favorendo in determinate fasi un ulteriore incremento delle temperature globali.
La situazione del 2026 è particolarmente interessante. Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, tra marzo e maggio il Pacifico equatoriale è passato da condizioni neutrali a una situazione compatibile con un El Niño debole, mentre le elaborazioni stagionali indicano un possibile ulteriore rafforzamento del fenomeno. L’Organizzazione aveva stimato all’80% la probabilità dello sviluppo di El Niño tra giugno e agosto e attorno o oltre il 90% nei mesi successivi.
Questo non significa, però, che senza El Niño l’attuale estate italiana sarebbe necessariamente stata fresca. La lunga presenza dell’anticiclone subtropicale avrebbe potuto verificarsi comunque. El Niño rappresenta piuttosto un elemento aggiuntivo all’interno di un sistema climatico già più caldo rispetto al passato.
3. Perché l’afa è così intensa e le notti non rinfrescano?
L’aria proveniente dal Sahara nasce generalmente molto calda ma relativamente secca. Durante il percorso verso l’Italia, però, attraversa il Mediterraneo e può caricarsi progressivamente di vapore acqueo. È uno dei motivi per cui nelle regioni costiere e soprattutto sulla Pianura Padana caldo e umidità possono diventare una combinazione particolarmente difficile da sopportare.
L’umidità elevata ostacola inoltre la dispersione notturna del calore. Quando il sole tramonta, il termometro scende con maggiore difficoltà e nelle grandi città interviene anche il cosiddetto effetto isola di calore urbana: asfalto, cemento, edifici e superfici artificiali restituiscono lentamente l’energia assorbita durante il giorno.
Da qui la moltiplicazione delle cosiddette notti tropicali, quelle durante le quali la minima non scende sotto i 20°C. In alcune località costiere dell’estate 2026 le temperature minime si sono avvicinate addirittura ai 30°C, rendendo quasi inesistente il recupero termico tra una giornata e quella successiva.
A complicare ulteriormente la situazione c’è poi il mare, che in diverse aree ha raggiunto temperature eccezionali e durante la notte continua a cedere calore all’atmosfera.
4. Perché dopo tanto caldo possono arrivare temporali molto violenti?
Caldo e temporali non sono due fenomeni necessariamente in contraddizione. Al contrario, un’atmosfera molto calda e ricca di umidità può contenere una quantità considerevole di energia potenziale.
Quando interviene un elemento capace di rompere l’equilibrio – per esempio l’ingresso di aria più fresca in quota, una linea di convergenza o il passaggio di una perturbazione – l’aria calda nei bassi strati può essere costretta rapidamente a salire. Se l’instabilità è sufficiente, il processo alimenta lo sviluppo di grandi celle temporalesche.
Non significa che ogni temporale debba necessariamente diventare estremo: servono precise condizioni atmosferiche. Quando però tutti gli ingredienti si combinano, aumenta il rischio di fenomeni capaci di produrre nubifragi, raffiche violente, intensa attività elettrica e grandinate.
È proprio questo uno degli elementi da sorvegliare quando l’anticiclone inizierà a indebolirsi. Il primo ingresso significativo di aria più fresca potrebbe infatti determinare contrasti termici molto pronunciati.
5. Il Mediterraneo così caldo può aumentare il rischio di fenomeni estremi?
È probabilmente l'aspetto più rilevante in prospettiva. Il Mediterraneo occidentale sta raggiungendo valori fuori scala. Il 7 agosto la boa di Sa Dragonera, nelle Baleari, ha registrato una temperatura dell’acqua di 33,02°C, indicata come record assoluto per quella stazione. Secondo i dati diffusi dall’agenzia meteorologica spagnola Aemet sulla base delle osservazioni Copernicus, il Mediterraneo occidentale presenta in alcune aree temperature superiori di oltre 4°C rispetto ai valori normalmente attesi nel periodo.
Un mare molto caldo trasferisce più calore e umidità agli strati inferiori dell’atmosfera. Il risultato è una maggiore quantità di vapore acqueo potenzialmente disponibile quando sopraggiunge una perturbazione.
Il mare caldo, da solo, non produce automaticamente un nubifragio. Perché si generi un evento estremo occorrono instabilità, dinamiche atmosferiche favorevoli e meccanismi in grado di concentrare le precipitazioni nello spazio e nel tempo. Tuttavia, se una perturbazione trova sotto di sé un Mediterraneo eccezionalmente caldo, può disporre di un serbatoio energetico superiore.
È per questo che gli esperti guardano con attenzione anche alle prossime settimane e soprattutto alla transizione verso l’autunno. Giovannini ha sottolineato come l’energia accumulata dal Mediterraneo durante l’estate possa diventare uno degli elementi capaci di alimentare temporali e nubifragi particolarmente intensi quando arriveranno le prime masse d’aria sensibilmente più fresche.
6. Quando finirà davvero questa lunga fase africana?
Per una svolta netta bisognerà probabilmente aspettare ancora. Tra il 7 e il weekend dell’8-9 agosto è previsto un ridimensionamento delle temperature soprattutto al Nord, legato anche a una maggiore instabilità sulle regioni settentrionali. Non sarà però sufficiente a cancellare il caldo dal resto della Penisola.
Le proiezioni indicano infatti un nuovo rafforzamento dell’anticiclone africano durante la settimana di Ferragosto, con temperature nuovamente molto elevate e possibilità di raggiungere 38-40°C nelle zone interne più esposte. Le attuali indicazioni descrivono la quarta grande ondata di calore dell’estate 2026 come destinata a protrarsi per almeno un'altra decina di giorni.
La finestra da osservare potrebbe aprirsi dopo il 17 agosto. Alcune proiezioni meteorologiche mostrano la possibilità che masse d’aria più fresche provenienti dal Nord Europa riescano progressivamente a raggiungere prima le Alpi e successivamente parte della Penisola. Se questa evoluzione verrà confermata, tra il 17 e il 23 agosto potrebbe iniziare un ricambio d’aria più significativo, con un ritorno verso temperature meno estreme.
La distanza temporale impone però prudenza: posizione, intensità e velocità dell’eventuale irruzione fresca potranno cambiare con i prossimi aggiornamenti dei modelli.
Il punto più delicato sarà proprio il passaggio tra le due configurazioni. Dopo settimane di calore accumulato, terreni molto secchi in numerose aree e un Mediterraneo eccezionalmente caldo, l’arrivo delle prime correnti più fresche potrebbe trasformare la fine dell’ondata africana non soltanto nell’atteso sollievo dal caldo, ma anche nell’avvio di una nuova fase da seguire attentamente sul fronte dei temporali intensi.