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Il Cremlino apre alle proposte americane per ridurre le tensioni, mentre Washington allenta le sanzioni sul petrolio russo. Nuove frizioni con Kiev e polemiche sul Nobel.
Nuovi sviluppi nei rapporti tra Stati Uniti e Russia, mentre proseguono i tentativi diplomatici per individuare una soluzione alla guerra in Ucraina. Il presidente russo Vladimir Putin avrebbe accolto con interesse alcune iniziative presentate dall'amministrazione americana per favorire una riduzione delle ostilità, durante una conversazione telefonica con Donald Trump.
A riferirlo è stato il Cremlino, attraverso il portavoce Dmitry Peskov, che ha illustrato ai giornalisti i contenuti del colloquio tra i due leader, avvenuto venerdì 9 ottobre su iniziativa del presidente statunitense.
Secondo quanto riportato dall'agenzia Interfax, Putin avrebbe manifestato una significativa apertura nei confronti di alcune proposte avanzate da Washington per contenere l'escalation militare. La questione ucraina avrebbe occupato gran parte della conversazione, confermando il ruolo centrale del conflitto nei rapporti diplomatici tra Mosca e Washington.
Il confronto si inserisce in una fase particolarmente delicata dei negoziati, caratterizzata dal tentativo americano di riavvicinare le posizioni delle parti e dalla contemporanea prosecuzione delle operazioni militari.
Trump e Putin, accordo sul diesel russo: cosa cambia per le sanzioni
Parallelamente ai contatti diplomatici, emerge una nuova intesa commerciale tra Washington e Mosca che riguarda le forniture di gasolio russo.
Secondo quanto ricostruito da Axios, la decisione di Trump di raggiungere un accordo con Putin sarebbe maturata anche in seguito alle divergenze con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Al centro delle tensioni ci sarebbero i ripetuti attacchi ucraini contro le raffinerie russe, che Kiev ha continuato a condurre nonostante le richieste americane di interromperli.
Secondo un funzionario statunitense citato dalla testata, l'amministrazione Trump ritiene che Zelensky stia sottovalutando le conseguenze politiche della propria strategia militare.
Gli attacchi contro le infrastrutture energetiche russe, pur avendo compromesso parte della capacità produttiva di Mosca, avrebbero contribuito ad alimentare le tensioni sui mercati internazionali dell'energia, con possibili ripercussioni sui prezzi dei carburanti negli Stati Uniti.
Per questa ragione, Trump avrebbe chiesto più volte all'Ucraina di sospendere unilateralmente le operazioni contro le raffinerie, senza ottenere i risultati auspicati.
La Casa Bianca ha quindi deciso di procedere con una sospensione temporanea delle sanzioni sul diesel russo, nell'ambito dell'intesa raggiunta direttamente con Putin.
L'accordo prevede importanti quantitativi di carburante destinati al mercato americano e internazionale. Trump ha annunciato forniture iniziali superiori a 300.000 tonnellate, seguite da ulteriori 500.000 tonnellate a novembre e da un milione di tonnellate in una fase successiva.
Sono inoltre previste altre consegne, subordinate alla capacità produttiva delle raffinerie russe.
La sospensione delle restrizioni commerciali dovrebbe restare in vigore fino ad aprile 2027, con l'obiettivo dichiarato di contribuire alla riduzione dei prezzi energetici.
Negoziati a Miami, tensioni tra gli inviati americani e la delegazione ucraina
La questione energetica avrebbe avuto conseguenze anche sui colloqui diplomatici organizzati a Miami, dove gli emissari americani Steve Witkoff e Jared Kushner hanno incontrato una delegazione ucraina per discutere le possibili condizioni di un accordo di pace.
Durante una lunga sessione negoziale, durata circa otto ore, i rappresentanti statunitensi avrebbero informato gli interlocutori ucraini della telefonata tra Trump e Putin e della decisione di alleggerire le restrizioni sulle esportazioni russe di gasolio.
Secondo una fonte ucraina citata da Axios, gli americani avrebbero anche prospettato la possibilità di limitare la condivisione delle informazioni di intelligence necessarie alle operazioni militari ucraine, qualora Kiev continuasse a ignorare le indicazioni della Casa Bianca.
Una ricostruzione contestata dalla parte statunitense.
Fonti americane hanno infatti negato che Witkoff e Kushner abbiano formulato minacce nei confronti della delegazione ucraina, sostenendo che gli inviati si sarebbero limitati a spiegare le conseguenze degli attacchi alle infrastrutture petrolifere russe sull'economia degli Stati Uniti.
Prima che emergessero le divergenze sull'accordo energetico, i colloqui sarebbero proceduti in un clima relativamente costruttivo.
Le discussioni si erano concentrate soprattutto sulle garanzie di sicurezza per l'Ucraina, sulle possibili soluzioni alle controversie territoriali e sulle condizioni necessarie per arrivare a una tregua.
Tra le ipotesi esaminate figura anche un cessate il fuoco parziale, che potrebbe riguardare gli attacchi alle infrastrutture energetiche e alle rotte utilizzate per il trasporto dei cereali.
Si tratta di una delle proposte avanzate dagli Stati Uniti per cercare di superare lo stallo diplomatico e ridurre il rischio di un ulteriore aggravamento del conflitto.
Witkoff e Kushner potrebbero tornare a Mosca e Kiev
Nonostante le tensioni emerse durante i negoziati, l'amministrazione americana starebbe valutando nuove iniziative diplomatiche.
Secondo Axios, Steve Witkoff e Jared Kushner potrebbero effettuare ulteriori missioni a Mosca e Kiev per presentare una proposta aggiornata di accordo e verificare la disponibilità delle parti a proseguire il confronto.
Resta tuttavia da chiarire quanto le divergenze sull'intesa energetica tra Stati Uniti e Russia possano incidere sul calendario dei prossimi incontri.
La posizione di Kiev appare particolarmente critica.
Il presidente Volodymyr Zelensky ha contestato apertamente la decisione americana di allentare le sanzioni sul gasolio russo, sostenendo che questa scelta rischi di fornire a Mosca nuove risorse economiche per proseguire le operazioni militari.
Secondo il leader ucraino, eventuali concessioni economiche alla Russia dovrebbero essere accompagnate da impegni concreti e reciproci per la riduzione delle ostilità.
Il Cremlino, dal canto suo, considera positivamente l'intesa commerciale. Putin ha espresso fiducia nelle possibili conseguenze favorevoli dell'accordo sull'economia internazionale.
Il confronto diplomatico resta quindi aperto, ma le posizioni di Washington, Mosca e Kiev continuano a presentare differenze significative sulle condizioni necessarie per raggiungere una soluzione negoziata.
Trump contro la Norvegia: esplode la polemica sul Nobel per la Pace
Mentre proseguono le iniziative diplomatiche sull'Ucraina, Donald Trump è tornato ad attaccare la Norvegia per la mancata assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2026.
Il riconoscimento è stato conferito alla giurista sudafricana Navanethem “Navi” Pillay, già Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani, premiata per il suo impegno nella promozione della pace e del diritto internazionale.
Una decisione che il presidente americano ha duramente contestato, sostenendo di meritare il riconoscimento per il proprio contributo alla risoluzione di numerose crisi internazionali.
Trump ha rivendicato di aver contribuito a porre fine a otto conflitti, affermando che ciascuno di questi risultati avrebbe potuto giustificare l'assegnazione del premio.
Il presidente ha quindi definito la mancata premiazione una macchia indelebile per la Norvegia, dichiarando che gli Stati Uniti non dimenticheranno la decisione.
Nel suo intervento, Trump ha accusato il Comitato Nobel di essere influenzato da posizioni ideologiche radicali e ha contestato la scelta di premiare Pillay, sostenendo di non conoscerne precedentemente il nome.
La giurista sudafricana, 85 anni, vanta una lunga carriera nel campo della giustizia internazionale e della tutela dei diritti umani.
Ha ricoperto incarichi presso il Tribunale penale internazionale per il Ruanda, la Corte penale internazionale e le Nazioni Unite, distinguendosi anche per il proprio impegno contro l'apartheid.
Il Comitato norvegese per il Nobel, organismo indipendente dal governo di Oslo, ha motivato il riconoscimento sottolineando il contributo della giurista alla difesa dello Stato di diritto e alla responsabilità internazionale per i crimini più gravi.
Il premio sarà consegnato ufficialmente il 10 dicembre 2026 a Oslo, nell'anniversario della morte di Alfred Nobel.
Trump e Meloni, confermata la sintonia: possibile incontro al G20
Nel corso delle sue dichiarazioni, il presidente americano è tornato anche sui rapporti con la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni.
Trump ha ribadito di avere un ottimo rapporto personale e politico con la premier italiana, sottolineando la sintonia che caratterizza le relazioni tra i due leader.
Interpellato sulla possibilità di incontrare Meloni in occasione del prossimo G20, il presidente statunitense non ha escluso un confronto, rispondendo che l'incontro potrebbe effettivamente svolgersi.
Le dichiarazioni arrivano mentre l'amministrazione americana è impegnata su diversi fronti internazionali, dalla ricerca di una soluzione alla guerra in Ucraina alla gestione delle relazioni economiche con la Russia.
Il possibile incontro con Meloni rappresenterebbe un'ulteriore occasione di confronto sui principali dossier internazionali, in una fase nella quale le decisioni di Washington continuano ad avere ripercussioni sugli equilibri diplomatici ed economici europei.