Trump tenta la svolta: accordo vicino, ma su Tiro piovono ancora bombe

09 Giugno 2026   12:42  

La Casa Bianca parla di intesa vicina con Teheran, mentre il Libano meridionale resta sotto pressione dopo nuovi raid israeliani su Tiro e sfollamenti forzati.

La crisi in Medio Oriente resta sospesa tra diplomazia e nuove operazioni militari. Da un lato, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump assicura che i negoziati con l’Iran sarebbero arrivati alle “fasi finali”, con la possibilità di un’intesa entro pochi giorni. Dall’altro, nel sud del Libano, la città di Tiro è stata nuovamente colpita da raid attribuiti alle forze israeliane, mentre la popolazione tenta di lasciare le aree indicate negli ordini di evacuazione.

Secondo quanto riferito da media internazionali e fonti locali, almeno otto persone sarebbero morte in un attacco aereo su una zona residenziale di Tiro, poco dopo l’avviso di evacuazione diffuso dall’Idf. La Protezione Civile libanese sarebbe impegnata nell’assistenza agli anziani e ai residenti rimasti bloccati, mentre diverse famiglie hanno abbandonato le abitazioni in direzione di aree considerate più sicure.

L’ordine israeliano ha riguardato anche il quartiere cristiano della città, in precedenza escluso da analoghe comunicazioni. Il portavoce in lingua araba dell’esercito israeliano, Avichay Adraee, ha motivato la misura sostenendo che Hezbollah avrebbe violato il cessate il fuoco e opererebbe in alcune aree urbane. L’Idf ha affermato di non voler colpire i civili, ma la situazione sul terreno resta particolarmente critica.

Sul piano diplomatico, Trump ha dichiarato che Washington sarebbe vicina a un accordo con Teheran per fermare l’escalation nel Golfo. Il presidente americano ha parlato di un possibile esito “entro due o tre giorni”, presentando il negoziato come un passaggio decisivo per la stabilizzazione della regione. Alla Bbc, rispondendo sul ruolo di Benjamin Netanyahu, Trump ha sostenuto che il premier israeliano seguirebbe le sue indicazioni qualora gli venisse chiesto di farlo.

Da parte iraniana, il rappresentante permanente all’Onu, Saeed Iravani, ha confermato l’esistenza di contatti indiretti con gli Stati Uniti, mediati dal Pakistan, per arrivare al testo finale di un memorandum d’intesa. Teheran auspica una conclusione entro la fine del mese e parla di un cessate il fuoco esteso all’intera regione, compreso il Libano.

Intanto resta alta l’attenzione anche nello Stretto di Hormuz, nodo strategico per il traffico energetico mondiale. Secondo il New York Times, ripreso da Reuters, un elicottero d’attacco Apache dell’esercito statunitense è precipitato nell’area: i due membri dell’equipaggio sono stati tratti in salvo. Le cause dell’incidente non sono ancora state chiarite e sono in corso verifiche per stabilire se si sia trattato di un guasto, di fuoco ostile o di un altro problema operativo.

Il quadro resta dunque estremamente instabile: mentre gli Stati Uniti provano ad accelerare la via diplomatica con l’Iran, il fronte libanese continua a registrare evacuazioni, bombardamenti e vittime civili. La prossima riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu sulle sanzioni a Teheran potrebbe diventare un ulteriore banco di prova per capire se la trattativa annunciata da Washington potrà tradursi in un reale allentamento della tensione.


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