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Il procuratore generale di Perugia impugna la sentenza d'appello bis, contestando le assoluzioni e chiedendo una diversa interpretazione della prescrizione per i 29 morti.
La vicenda giudiziaria legata alla tragedia dell'hotel Rigopiano non è ancora conclusa. Il procuratore generale di Perugia, Sergio Sottani, ha presentato un ricorso alla Corte di Cassazione contro la sentenza pronunciata nel processo d'appello bis, riaprendo il confronto sulle responsabilità e sui termini di prescrizione dei reati contestati.
L'impugnazione, contenuta in un documento di 21 pagine, affronta tre questioni centrali: la posizione dell'ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, l'assoluzione dell'ex tecnico comunale Enrico Colangeli e l'interpretazione delle norme sulla prescrizione, con possibili conseguenze per tutti gli imputati.
Il primo punto riguarda la responsabilità dell'allora primo cittadino di Farindola. Secondo la ricostruzione sostenuta dalla Procura generale, l'assenza della Carta di localizzazione del pericolo valanghe non sarebbe sufficiente a escludere gli obblighi di prevenzione e intervento attribuiti al sindaco.
Nella prospettiva dell'accusa, Lacchetta avrebbe infatti mantenuto una specifica posizione di garanzia nei confronti della pubblica incolumità, indipendentemente dalla disponibilità dello strumento di pianificazione del rischio.
La seconda questione investe invece Enrico Colangeli, all'epoca dei fatti funzionario dell'ufficio tecnico del Comune. Il ricorso contesta la decisione dei giudici di secondo grado di assolverlo, richiamando gli obblighi che, secondo la Procura generale, derivavano dal Testo unico degli enti locali e dalla normativa regionale.
Tra gli elementi evidenziati figura anche la partecipazione del tecnico alla commissione comunale per la prevenzione del rischio valanghe, incarico che, secondo l'impostazione dell'accusa, avrebbe comportato specifiche responsabilità nella gestione e nella valutazione dei pericoli presenti sul territorio.
Particolarmente rilevante è il terzo motivo dell'impugnazione, che riguarda direttamente il calcolo dei termini di prescrizione.
Sottani propone una diversa lettura dell'articolo 157 del Codice penale, sostenendo la necessità di un'interpretazione costituzionalmente orientata della norma.
L'obiettivo è consentire l'applicazione del raddoppio dei termini di prescrizione anche all'omicidio colposo plurimo, superando l'interpretazione adottata nel procedimento, che ha riconosciuto tale meccanismo per il reato di disastro colposo.
Una questione giuridica che potrebbe incidere sull'evoluzione del processo e sulla valutazione delle posizioni degli imputati.
La parola passa ora alla Corte di Cassazione, chiamata a esaminare le contestazioni formulate dalla Procura generale e a stabilire se la sentenza impugnata presenti errori nell'applicazione della legge.
Sul fondo rimane una delle più gravi tragedie della storia recente dell'Abruzzo. Il 18 gennaio 2017, una gigantesca valanga si abbatté sull'hotel Rigopiano, nel territorio di Farindola, travolgendo la struttura e provocando la morte di 29 persone.
A quasi dieci anni da quella giornata, il percorso giudiziario prosegue nel tentativo di definire le eventuali responsabilità penali connesse alla catastrofe.