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Escalation tra Israele, Iran e potenze internazionali: raid su Teheran, tensioni nello Stretto di Hormuz, diplomazia in difficoltà mentre Stati Uniti, Europa e Nato valutano nuove mosse.
Il conflitto tra Israele e Iran entra nel suo sesto giorno, mentre cresce la preoccupazione internazionale per una possibile escalation militare regionale. Nelle prime ore del mattino sono ripresi i raid israeliani su Teheran, con diverse esplosioni segnalate nella capitale iraniana e nelle aree occidentali della città. Le autorità locali parlano di attivazione delle difese aeree, mentre l’esercito israeliano conferma nuove operazioni contro obiettivi strategici.
Nel frattempo, la tensione si estende al Golfo Persico, dove una petroliera è stata colpita da una forte esplosione al largo del Kuwait, provocando una fuoriuscita di greggio in mare. Le Guardie rivoluzionarie iraniane sostengono di avere il controllo dello Stretto di Hormuz, una delle rotte energetiche più importanti del pianeta. Secondo la Lloyd’s Market Association di Londra, circa 1.000 navi mercantili risultano bloccate nella zona, metà delle quali trasportano petrolio e gas, con un valore stimato superiore ai 25 miliardi di dollari.
Il quadro geopolitico si complica ulteriormente sul fronte occidentale. La Francia ha autorizzato alcuni aerei statunitensi a utilizzare la base di Istres, sul territorio nazionale, per attività di supporto logistico nell’ambito delle procedure della Nato. Parigi ha tuttavia precisato che i velivoli non parteciperanno direttamente alle operazioni militari contro l’Iran.
Sul piano diplomatico si registra anche una telefonata tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente francese Emmanuel Macron. I due leader hanno discusso delle conseguenze del conflitto sulla stabilità del Medio Oriente, concordando un coordinamento europeo per sostenere la sicurezza dei Paesi del Golfo e di Cipro e per garantire la libertà di navigazione nelle principali rotte marittime. Tra le priorità condivise figura inoltre la volontà di evitare una nuova escalation militare in Libano.
Intanto la Nato ha convocato una riunione del Consiglio Atlantico per analizzare la minaccia iraniana e le capacità di difesa missilistica dell’Alleanza, mentre l’Unione europea invita a riaprire il dialogo diplomatico. L’Alto rappresentante Kaja Kallas ha ribadito che «le guerre finiscono con la diplomazia» e che è necessario fermare la spirale di escalation.
Negli Stati Uniti, il presidente Donald Trump ha dichiarato di voler essere coinvolto nella scelta della futura Guida Suprema dell’Iran, dopo la morte dell’ayatollah Ali Khamenei. In un’intervista ha criticato l’ipotesi che il potere passi al figlio Mojtaba Khamenei, sostenendo che il futuro leader dovrebbe favorire stabilità e pace nel Paese.
Sul terreno militare, intanto, continuano gli attacchi e le ritorsioni. Secondo il Ministero della Salute israeliano, dall’inizio del conflitto sono stati oltre 1.400 i feriti trasportati negli ospedali. Attacchi con droni iraniani sarebbero stati segnalati anche nella regione di Nakhchivan, in Azerbaigian, con danni all’aeroporto locale e due civili feriti.
Mentre il conflitto rischia di coinvolgere un numero crescente di attori regionali e internazionali, cresce il timore che la crisi possa trasformarsi in una guerra su larga scala nel Medio Oriente, con ripercussioni dirette su energia, commercio globale e sicurezza europea.