Bce alza i tassi: mutui, imprese e crescita ora rischiano grosso davvero

11 Giugno 2026   17:35  

La stretta porta il tasso sui depositi al 2,25% mentre guerra in Iran, energia e inflazione costringono Francoforte a rivedere crescita e prezzi in Europa.

La Banca centrale europea cambia passo e torna ad alzare i tassi d’interesse. Il Consiglio direttivo ha deciso un incremento di 25 punti base, portando il tasso sui depositi dal 2% al 2,25%. Si tratta della prima stretta dal settembre 2023, una scelta maturata in un contesto segnato dallo shock energetico legato alla guerra in Iran e dal nuovo aumento delle pressioni sui prezzi.

Con la decisione annunciata da Francoforte, il tasso sulle operazioni di rifinanziamento principali passa dal 2,15% al 2,40%, mentre quello sui prestiti marginali sale dal 2,40% al 2,65%. La misura era attesa da buona parte degli analisti, ma segna comunque una svolta rispetto alla fase precedente, nella quale la Bce aveva mantenuto un’impostazione più prudente dopo il ciclo di tagli e stabilizzazione.

Alla base della scelta c’è soprattutto il ritorno del rischio inflazione. L’aumento dei costi dell’energia, alimentato dalle tensioni in Medio Oriente e dalle incertezze sulle forniture, ha spinto l’Eurotower a rivedere le proprie stime. Secondo il nuovo scenario centrale, la crescita dell’area euro è ora prevista allo 0,8% nel 2026, all’1,2% nel 2027 e all’1,5% nel 2028. Sul fronte dei prezzi, l’inflazione viene indicata al 3% per quest’anno, al 2,3% nel 2027 e al 2% nel 2028.

La presidente Christine Lagarde ha spiegato che l’intervento non va letto come una decisione drastica, ma come un segnale necessario in una fase di forte incertezza. La Bce continuerà a muoversi “riunione per riunione”, senza impegnarsi su un percorso già definito dei tassi, valutando di volta in volta dati economici, inflazione di fondo, salari, aspettative dei mercati e trasmissione della politica monetaria.

Il nodo principale resta la durata della crisi mediorientale. Più a lungo i prezzi dell’energia resteranno elevati, maggiore sarà il rischio di effetti indiretti su alimentari, beni, servizi e salari. In uno scenario più grave, la Bce ipotizza una crescita quasi ferma, allo 0,5% nel 2026, con inflazione media al 4% e un picco oltre il 5% nel 2027.

Per famiglie e imprese, la stretta può tradursi in condizioni di credito più rigide. Mutui, prestiti e finanziamenti potrebbero risentire del nuovo orientamento, mentre l’economia europea dovrà cercare un equilibrio difficile tra contenimento dei prezzi e tutela della crescita.


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