Due minori trovati in condizioni precarie vicino Cefalù, lontani da istruzione e sanità. Indagini su un gruppo internazionale guidato da una figura carismatica
Un nuovo caso riaccende l’attenzione sulle situazioni di isolamento minorile: due bambini di 7 e 11 anni, uno italiano e uno tedesco, sono stati rintracciati nei boschi di Gibilmanna, area montana nei pressi di Cefalù, in provincia di Palermo. I piccoli vivevano da mesi in un casolare fatiscente, insieme alle rispettive madri, in condizioni giudicate precarie e prive dei principali servizi essenziali.
L’intervento è stato eseguito dalla polizia giudiziaria su disposizione della Procura per i minorenni, che ha disposto un’operazione mirata dopo alcune segnalazioni. Secondo quanto emerso, i minori dormivano su un materassino gonfiabile in un ambiente umido e in stato di abbandono, senza aver mai frequentato la scuola né ricevuto le vaccinazioni previste.
Dopo il blitz, i bambini e le due donne sono stati trasferiti in una sistemazione ritenuta più adeguata, presso l’abitazione di un familiare, in attesa delle decisioni delle autorità competenti. La loro posizione è ora al vaglio del Tribunale per i minorenni, che dovrà valutare le misure più idonee per la tutela dei piccoli.
L’episodio ha portato alla luce l’esistenza di una comunità internazionale insediata nella zona, composta da circa quindici persone di diverse nazionalità. Secondo gli investigatori, il gruppo sarebbe guidato da un uomo di origine tedesca, descritto come una figura carismatica, attorno alla quale ruoterebbe l’organizzazione della vita comunitaria.
Alcuni membri risiederebbero stabilmente nei boschi, mentre altri vivrebbero in abitazioni prese in affitto nei dintorni, mantenendo comunque un legame con il nucleo principale. Le indagini, coordinate dalla Procura di Termini Imerese, sono ora concentrate sull’accertamento delle reali condizioni di vita all’interno del gruppo e su eventuali responsabilità legate alla tutela dei minori.
Il caso richiama l’attenzione su fenomeni di marginalità e su modelli di vita alternativi che, se non adeguatamente monitorati, possono entrare in contrasto con i diritti fondamentali dei bambini, in particolare quelli legati all’istruzione, alla salute e alla protezione sociale.