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Roma saluta Valentino Garavani, genio dell’haute couture internazionale, tra lutto globale, camera ardente storica, funerali solenni e un’eredità che ha segnato per sempre il Made in Italy.
È morto a 93 anni Valentino Garavani, figura centrale dell’alta moda internazionale e icona assoluta del Made in Italy. Lo stilista si è spento a Roma, nella sua residenza sull’Appia Antica, circondato dall’affetto dei suoi cari. Con lui se ne va non solo il fondatore dell’omonima maison, ma un protagonista capace di influenzare per oltre mezzo secolo il linguaggio dell’haute couture, guadagnandosi il soprannome di “Ultimo Imperatore”.
La camera ardente sarà allestita mercoledì e giovedì, dalle 11 alle 18, nello storico palazzo di piazza Mignanelli, sede simbolo della casa di moda. I funerali si terranno venerdì alle 11 nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, nel cuore della Capitale. Proprio a piazza Mignanelli, a pochi passi da piazza di Spagna, Valentino aprì nei primi anni Sessanta l’atelier più ambito dal jet set internazionale.
Nato a Voghera l’11 maggio 1932, Valentino Clemente Ludovico Garavani aveva scelto Roma come patria creativa, pur presentando le sue collezioni anche a Parigi, capitale storica della moda. Il marchio ha attraversato nel tempo diversi passaggi di proprietà: dalla cessione del 1998 alla Hdp tedesca, all’ingresso del Gruppo Marzotto, fino al fondo Permira e successivamente alla sceicca Sheikha Mozah, moglie dell’emiro del Qatar. L’ultimo assetto risale al 2023, con l’ingresso del gruppo Kering, che ha acquisito il 30% del capitale con un investimento da 1,7 miliardi di euro e un’opzione per il controllo totale entro il 2029.
Nel febbraio 2025, insieme allo storico socio Giancarlo Giammetti, Valentino aveva inaugurato la Fondazione Garavani Giammetti, destinata a mostre, arte, moda e formazione di giovani stilisti. L’ultima esposizione, inaugurata il 18 gennaio, ha visto protagonista l’artista portoghese Joana Vasconcelos.
La carriera di Valentino è stata segnata da tappe fondamentali: dagli studi a Milano e a Parigi all’École de la Chambre Syndicale de la Couture, alle collaborazioni con Jean Dessès e Guy Laroche, fino al successo del 1962 a Pitti Moda Firenze, che lo consacrò tra i più grandi couturier del mondo. Memorabili l’abito da sposa di Jacqueline Kennedy per le nozze con Onassis, l’introduzione del celebre logo V, il lancio del profumo Valentino e l’impegno sociale con l’associazione L.I.F.E. per la ricerca sull’Aids.
Il suo addio alle passerelle fu una celebrazione senza precedenti: tre giorni di eventi tra Ara Pacis, Tempio di Venere, Colosseo e Villa Borghese, con ospiti del calibro di Carolina di Monaco, Claudia Schiffer, Mick Jagger e un concerto live di Annie Lennox. Un congedo che confermò definitivamente il mito dell’Ultimo Imperatore della moda.
Numerosi i messaggi di cordoglio dal mondo politico. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo ha definito “simbolo eterno dell’alta moda italiana”. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha ricordato il suo “rosso inconfondibile”, mentre il vicepremier Matteo Salvini e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno sottolineato l’impatto globale del suo talento. Per Giuseppe Conte, “se ne va una leggenda dello stile italiano”.
Con la scomparsa di Valentino Garavani, l’Italia perde uno dei suoi ambasciatori culturali più autorevoli, ma la sua eredità creativa continua a vivere nelle collezioni, negli archivi e nell’immaginario della moda mondiale.